venerdì 3 gennaio 2020

Quando l’amata Musa … omaggio a un cantore della Vita: L’Ars poetica di Antonio Greco proiettata sugli affetti più cari di Mario Greco





















Antonio Greco è nato alle ore sette pomeridiane del 10 maggio del 1912 a Lecce, al n° 3 di Via Corte dei Genovesi, da Giovanni e Tarantini Chiara, che gli hanno imposto i nomi di Antonio Salvatore Carlo. È morto nella stessa città il 24 maggio del 1987, a 75 anni. Non conosciamo quasi niente, anzi proprio niente, dei primi anni di vita del nostro papà. Possiamo solo immaginare, senza discostarci troppo dalla realtà, che egli abbia avuto un’infanzia piuttosto travagliata (“Crebbi col latte del dolore”, “Dolore liofilizzato diluito nel pianto ho succhiato, bambino, dal mio biberon”), e non solo per essere rimasto orfano di padre, quando non aveva ancora compiuto un anno di vita (aveva solo undici mesi quando il padre Giovanni lasciò la sua vita terrena): un’infanzia, dunque, che, se la rapportiamo a quel “periodo storico” in cui l’ha vissuta, definire difficile suonerebbe quasi come un eufemismo.Dovunque si trovasse, traeva spunto per una poesia. E così ho ritrovato le sue poesie riportate su vecchie agende (solo in una ce ne sono ben 337!), su block notes, su quaderni, su agendine tascabili, su foglietti volanti, su pezzi di carta… ma molte anche dattiloscritte. (dall’introduzione)

venerdì 13 dicembre 2019

Il falò della follia di Federico Lenzi ( I Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon)
























La banalità non merita poesia e Federico Lenzi qui sembra rispondere, con convinta adesione, a quanto Maurizio Cucchi andava affermando circa venti anni addietro. Si era appena entrati nel nuovo millennio e, notando che «la poesia civile non è genere che goda oggi di particolare fortuna», si diceva «convinto che il poeta abbia anche un dovere di interpretazione e intervento, di critica e denuncia, rispetto alla realtà del suo tempo». Possiamo parlare, dunque, di sistema nella riflessione poetica di Federico Lenzi? Sarebbe troppo impegnativo e si caricherebbe di eccesive responsabilità un neomaggiorenne. Con le inevitabili limitazioni dovute alla sua giovane età e con l’ammirazione per le sue numerose e piacevolmente disordinate frequentazioni culturali e letture, sembra di poter intravedere – talvolta in maniera evidente, talaltra in forma accennata – quanto Matteo Lefèvre, qualche anno fa, scrisse a proposito di una bella e controversa voce statunitense, parlando di «una poesia... comprometida, “impegnata”» e ponendo così in luce una «voce… libera e fresca, mai ingessata o annunciata». È questa freschezza di verso, che consente di descrivere un recinto di valori per la poesia di Federico Lenzi; un recinto ampio con diverse possibilità di essere allargato, non un hortus conclusus che ha il sapore dell’egoismo e della sufficienza, piuttosto che dell’organicità e della necessità di contaminarsi. Del resto, sono passati appena cinque anni da quando – già fisicamente fuori misura rispetto ai coetanei – Federico Lenzi usciva dalla scuola media, a volte “solo e pensoso”, tirandosi dietro il trolley di libri: immaginavo tanti libri e tanto spazio vuoto in quella valigia. Invece no, con i libri c’erano anche tanti frammenti e lacerti di un discorso che in queste pagine egli ha cercato di comporre in maniera più compiuta. È da credere che siano rimasti nel trolley tanti altri frammenti da elaborare e per questi ultimi il tempo della fioritura sembra già alle porte. (dalla prefazione di Angelo Sconosciuto)

Federico Lenzi nasce a Brindisi il 24 agosto nel 2001. Si dedica all’attività poetica a partire dai quindici anni, trovandola unico sfogo per liberarsi da quelle prigioni che alcuni chiamano adolescenza, altri prospettiva di vita. L’iniziale incanto della parola fine a se stessa viene poi mutato in favore di un’opera che tenti l’abbattimento di una società marcia, filo conduttore di questa raccolta. Da sempre affascinato dallo studio delle Lettere, studia e vive a Bologna, dove ancora si dedica all’Arte in attesa di idee più alteIn copertina:Burn it to the ground by Christopher Burns on Unsplash Photo by Camila Quintero Franco on UnsplashPhoto: Photo by Elijah O’Donnell on Unsplash


mercoledì 11 dicembre 2019

L’ÂGE MYTHIQUE - L’età mitica di Jeton Kelmendi (i Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon)



























L’ho immaginato come un visitatore che, dall’esterno, guarda se stesso dentro la sua storia, con una forte nostalgia per la sua triste patria che vive una realtà dilaniata tra due opposti, amore e guerra – Un grande amore e una guerra sanguinosa. (Prof. Ernesto Kahan Vincitore del Premio Nobel per la Pace nel 1985)

Kelmendi non ama le malizie e i sotterfugi linguistici, filologici e funamboleschi delle finte e vere avanguardie e pone il suo interesse sui sentimenti, sulla quotidianità, sugli eventi che accompagnano l’uomo attimo dopo attimo (Dante Maffia)

Jeton Kelmendi è nato nel 1978 a Peć, in Kosovo. È precursore ed esponente rappresentativo della poesia albanese moderna, è scrittore, saggista e giornalista per vari giornali albanesi ed esteri. Laureatosi all’Università di Bruxelles, ha conseguito master e Dottorato in diplomazia e politica internazionale. È professore alla AAB University e membro attivo dell’Accademia Europea di Scienze, e Arti di Salisburgo. Le sue raccolte approfondiscono la lirica dell’amore, del conflitto nel quale ha combattuto durante la guerra in Kosovo e la realtà dei nostri tempi; le poesie sono state tradotte in più di ventisette lingue.

Prefazione di Ernesto Kahan. Postfazione di Dante Maffia. Traduction française par Dmytro Tchystiak avec la collaboration de l’auteur et Nicole Laurent-Catrice. Traduzioni dal francese di Michela Primerano, Revisione di Annarita Tavani. In copertina Incendio in Kenya di Ottavio Rossani 

Info link 
https://www.amazon.it/L%C3%82GE-MYTHIQUE-mitica-Jeton-Kelmendi/dp/1673547133/ref=sr_1_3?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=Jeton&qid=1576317602&s=books&sr=1-3
 

martedì 19 novembre 2019

Gianni De Benedittis: futuroRemoto Gioielli di Giovanna Ciracì (I Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ogni gioiello di Gianni De Benedittis cattura i sensi e lo sguardo. Varie sono le diverse ispirazioni, narrazioni e i messaggi dietro ogni creazione. Si attraversano mondi a volte anche fantascientifici, talaltra con i piedi ben saldati a terra si abbracciano tematiche ecologiste dalla forte rilevanza sociale. Who is Gianni De Benedittis? Designer e creatore di gioielli, fondatore e direttore creativo del brand futuroRemoto. Nel 2007 vince il premio Who is on Next? di VOGUE Italia per la gioielleria; nel 2009, a Milano, il Premio delle Arti, Premio della Cultura. Numerose le mostre in Italia e all’estero. Collabora con il regista Ferzan Ozpetek nella creazione dei gioielli per il film Mine Vaganti (2010); per Aida del 74° Maggio Musicale Fiorentino (2011); per il film Magnifica Presenza (2012); per La Traviata al Teatro San Carlo di Napoli (2012), a Hong Kong (2013), a Bari (2014), a Napoli (2017); per i film Allacciate le cinture (2014), Rosso Istanbul (2017), Napoli Velata (2017). Dal 2009 disegna e crea gioielli per le collezioni alta moda di Guillermo Mariotto, direttore creativo della Maison Gattinoni. Il futuroRemoto di Gianni De Benedittis? … E’ proprio in questo libro!
 
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lunedì 18 novembre 2019

... e adesso tutto cambia! di Giovanni Piero Paladini ( I Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon)























La splendida e sensuale Rosetta incontra Mansoor, un affascinante musulmano iraniano, e se ne innamora perdutamente. Lo scontro culturale è sempre, drammaticamente, dietro l'angolo, tra religione, ipocrisie e ... ossessioni sessuali dalla forza inimmaginabileGiovanni Piero Paladini, sessantaduenne di origine salentina, laureato in giurisprudenza esperto di relazioni internazionali. 
Opera da anni nell'area MENA con la CONFIME - Confederazione Imprese Mediterranee di cui è fondatore e Presidente. Convertito all'Islam nel 2013 col nome "Khaled", è stato promotore della prima Università Islamica in Italia di cui è attualmente Presidente. E' alla sua quarta produzione letteraria dopo la trilogia dedicata all'Avv. Marco Latini, composta da "L'onore Perso", "Il decimo cerchio", "Il giuramento del falco". 

Avvertenza - L’opera è adatta ad un pubblico adulto, e per alcune scene in essa contenute potrebbe urtare la sensibilità e moralità del lettore, pertanto se ne sconsiglia la lettura alle persone facilmente impressionabili.

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mercoledì 13 novembre 2019

Involuzione della specie di Luisa Bolleri (collana Z a cura di Nicola Vacca per i Quaderni del Bardo Edizioni)


























Nelle sue narrazioni, l’autrice affronta temi di grande impatto emotivo, quali il disagio mentale, lo stalking, l’abbandono di un figlio, la pedofilia, la violenza sulle donne, il rapporto tra vivi e morti. Anche le sue poesie ricalcano i temi del disagio e della spersonalizzazione dell’individuo, smarrito in una società sempre più ostile. “Luisa Bolleri trasfigura la cronaca nella ragionevole estasi di versi puntuali, non docili, forgiati nell’irrequietezza. Al lettore è concesso di intravedere, in essi, l’inferno vivo dell’attualità” (dalla prefazione di Alessandro Vergari) - Collana Z a cura di Nicola Vacca 

Luisa Bolleri vive a Empoli con la sua famiglia. Scrive romanzi, racconti e poesie, collaborando con alcune riviste letterarie. È membro di giuria in premi letterari. Ha pubblicato i romanzi: Quella notte, Ibiskos Ed.Risolo, 2011; L’incubo, Leonida Edizioni, 2013; Il tunnel, Ibiskos Ed.Risolo, 2013; Pioggia, Leonida Edizioni, 2015; Il vento e il silenzio, Ibiskos Ed.Risolo, 2015; Il presagio, Leonida Edizioni, 2016; Recentemente è uscita la raccolta di racconti “Precipitare”, Leonida Edizioni, 2019

 


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