Antonio Greco è nato alle ore sette pomeridiane del 10 maggio del 1912 a
Lecce, al n° 3 di Via Corte dei Genovesi, da Giovanni e Tarantini
Chiara, che gli hanno imposto i nomi di Antonio Salvatore Carlo. È morto
nella stessa città il 24 maggio del 1987, a 75 anni. Non conosciamo
quasi niente, anzi proprio niente, dei primi anni di vita del nostro
papà. Possiamo solo immaginare, senza discostarci troppo dalla realtà,
che egli abbia avuto un’infanzia piuttosto travagliata (“Crebbi col
latte del dolore”, “Dolore liofilizzato diluito nel pianto ho succhiato,
bambino, dal mio biberon”), e non solo per essere rimasto orfano di
padre, quando non aveva ancora compiuto un anno di vita (aveva solo
undici mesi quando il padre Giovanni lasciò la sua vita terrena):
un’infanzia, dunque, che, se la rapportiamo a quel “periodo storico” in
cui l’ha vissuta, definire difficile suonerebbe quasi come un
eufemismo.Dovunque si trovasse, traeva spunto per una poesia. E così ho
ritrovato le sue poesie riportate su vecchie agende (solo in una ce ne
sono ben 337!), su block notes, su quaderni, su agendine tascabili, su
foglietti volanti, su pezzi di carta… ma molte anche dattiloscritte.
(dall’introduzione)
Distribuzione libri ultime novità dell'editore
venerdì 3 gennaio 2020
venerdì 13 dicembre 2019
Il falò della follia di Federico Lenzi ( I Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon)
La banalità non merita poesia e Federico Lenzi qui sembra rispondere,
con convinta adesione, a quanto Maurizio Cucchi andava affermando circa
venti anni addietro. Si era appena entrati nel nuovo millennio e,
notando che «la poesia civile non è genere che goda oggi di particolare
fortuna», si diceva «convinto che il poeta abbia anche un dovere di
interpretazione e intervento, di critica e denuncia, rispetto alla
realtà del suo tempo». Possiamo parlare, dunque, di sistema nella
riflessione poetica di Federico Lenzi? Sarebbe troppo impegnativo e si
caricherebbe di eccesive responsabilità un neomaggiorenne. Con le
inevitabili limitazioni dovute alla sua giovane età e con l’ammirazione
per le sue numerose e piacevolmente disordinate frequentazioni culturali
e letture, sembra di poter intravedere – talvolta in maniera evidente,
talaltra in forma accennata – quanto Matteo Lefèvre, qualche anno fa,
scrisse a proposito di una bella e controversa voce statunitense,
parlando di «una poesia... comprometida, “impegnata”» e ponendo così in
luce una «voce… libera e fresca, mai ingessata o annunciata». È questa
freschezza di verso, che consente di descrivere un recinto di valori per
la poesia di Federico Lenzi; un recinto ampio con diverse possibilità
di essere allargato, non un hortus conclusus che ha il sapore
dell’egoismo e della sufficienza, piuttosto che dell’organicità e della
necessità di contaminarsi. Del resto, sono passati appena cinque anni da
quando – già fisicamente fuori misura rispetto ai coetanei – Federico
Lenzi usciva dalla scuola media, a volte “solo e pensoso”, tirandosi
dietro il trolley di libri: immaginavo tanti libri e tanto spazio vuoto
in quella valigia. Invece no, con i libri c’erano anche tanti frammenti e
lacerti di un discorso che in queste pagine egli ha cercato di comporre
in maniera più compiuta. È da credere che siano rimasti nel trolley
tanti altri frammenti da elaborare e per questi ultimi il tempo della
fioritura sembra già alle porte. (dalla prefazione di Angelo
Sconosciuto)
Federico Lenzi nasce a Brindisi il 24 agosto nel 2001. Si
dedica all’attività poetica a partire dai quindici anni, trovandola
unico sfogo per liberarsi da quelle prigioni che alcuni chiamano
adolescenza, altri prospettiva di vita. L’iniziale incanto della parola
fine a se stessa viene poi mutato in favore di un’opera che tenti
l’abbattimento di una società marcia, filo conduttore di questa
raccolta. Da sempre affascinato dallo studio delle Lettere, studia e
vive a Bologna, dove ancora si dedica all’Arte in attesa di idee più
alteIn copertina:Burn it to the ground by Christopher Burns on
Unsplash Photo by Camila Quintero Franco on UnsplashPhoto: Photo by
Elijah O’Donnell on Unsplash
mercoledì 11 dicembre 2019
L’ÂGE MYTHIQUE - L’età mitica di Jeton Kelmendi (i Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon)
L’ho immaginato come un visitatore che,
dall’esterno, guarda se stesso dentro la sua storia, con una forte nostalgia
per la sua triste patria che vive una realtà dilaniata tra due opposti, amore e
guerra – Un grande amore e una guerra sanguinosa. (Prof. Ernesto Kahan Vincitore
del Premio Nobel per la Pace nel 1985)
Kelmendi non ama le malizie e i sotterfugi
linguistici, filologici e funamboleschi delle finte e vere avanguardie e pone
il suo interesse sui sentimenti, sulla quotidianità, sugli eventi che
accompagnano l’uomo attimo dopo attimo (Dante Maffia)
Jeton Kelmendi è nato nel 1978 a Peć, in
Kosovo. È precursore ed esponente rappresentativo della poesia albanese moderna,
è scrittore, saggista e giornalista per vari giornali albanesi ed esteri.
Laureatosi all’Università di Bruxelles, ha conseguito master e Dottorato in
diplomazia e politica internazionale. È professore alla AAB University e membro
attivo dell’Accademia Europea di Scienze, e Arti di Salisburgo. Le sue raccolte
approfondiscono la lirica dell’amore, del conflitto nel quale ha combattuto
durante la guerra in Kosovo e la realtà dei nostri tempi; le poesie sono state
tradotte in più di ventisette lingue.
Prefazione di Ernesto Kahan. Postfazione
di Dante Maffia. Traduction française par Dmytro Tchystiak avec la
collaboration de l’auteur et Nicole Laurent-Catrice. Traduzioni dal francese di
Michela Primerano, Revisione di Annarita Tavani. In copertina Incendio in Kenya
di Ottavio Rossani
Info link
https://www.amazon.it/L%C3%82GE-MYTHIQUE-mitica-Jeton-Kelmendi/dp/1673547133/ref=sr_1_3?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=Jeton&qid=1576317602&s=books&sr=1-3
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martedì 19 novembre 2019
Gianni De Benedittis: futuroRemoto Gioielli di Giovanna Ciracì (I Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon)
Ogni gioiello di Gianni De Benedittis
cattura i sensi e lo sguardo. Varie sono le diverse ispirazioni,
narrazioni e i messaggi dietro ogni creazione. Si attraversano mondi a
volte anche fantascientifici, talaltra con i piedi ben saldati a terra
si abbracciano tematiche ecologiste dalla forte rilevanza sociale. Who
is Gianni De Benedittis? Designer e creatore di gioielli, fondatore e
direttore creativo del brand futuroRemoto. Nel 2007 vince il premio Who
is on Next? di VOGUE Italia per la gioielleria; nel 2009, a Milano, il
Premio delle Arti, Premio della Cultura. Numerose le mostre in Italia e
all’estero. Collabora con il regista Ferzan Ozpetek nella creazione dei
gioielli per il film Mine Vaganti (2010); per Aida del 74° Maggio
Musicale Fiorentino (2011); per il film Magnifica Presenza (2012); per
La Traviata al Teatro San Carlo di Napoli (2012), a Hong Kong (2013), a
Bari (2014), a Napoli (2017); per i film Allacciate le cinture (2014),
Rosso Istanbul (2017), Napoli Velata (2017). Dal 2009 disegna e crea
gioielli per le collezioni alta moda di Guillermo Mariotto, direttore
creativo della Maison Gattinoni. Il futuroRemoto di Gianni De
Benedittis? … E’ proprio in questo libro!
Info link
lunedì 18 novembre 2019
... e adesso tutto cambia! di Giovanni Piero Paladini ( I Quaderni del Bardo Edizioni per Amazon)
La splendida e sensuale Rosetta incontra Mansoor, un affascinante
musulmano iraniano, e se ne innamora perdutamente. Lo scontro culturale è
sempre, drammaticamente, dietro l'angolo, tra religione, ipocrisie e
... ossessioni sessuali dalla forza inimmaginabileGiovanni Piero
Paladini, sessantaduenne di origine salentina, laureato in
giurisprudenza esperto di relazioni internazionali.
Opera da anni
nell'area MENA con la CONFIME - Confederazione Imprese Mediterranee di
cui è fondatore e Presidente. Convertito all'Islam nel 2013 col nome
"Khaled", è stato promotore della prima Università Islamica in Italia di
cui è attualmente Presidente. E' alla sua quarta produzione letteraria
dopo la trilogia dedicata all'Avv. Marco Latini, composta da "L'onore
Perso", "Il decimo cerchio", "Il giuramento del falco".
Avvertenza -
L’opera è adatta ad un pubblico adulto, e per alcune scene in essa
contenute potrebbe urtare la sensibilità e moralità del lettore,
pertanto se ne sconsiglia la lettura alle persone facilmente
impressionabili.
Info link
mercoledì 13 novembre 2019
Involuzione della specie di Luisa Bolleri (collana Z a cura di Nicola Vacca per i Quaderni del Bardo Edizioni)
Nelle sue narrazioni, l’autrice affronta
temi di grande impatto emotivo, quali il disagio mentale, lo stalking,
l’abbandono di un figlio, la pedofilia, la violenza sulle donne, il rapporto
tra vivi e morti. Anche le sue poesie ricalcano i temi del disagio e della
spersonalizzazione dell’individuo, smarrito in una società sempre più ostile. “Luisa
Bolleri trasfigura la cronaca nella ragionevole estasi di versi puntuali, non
docili, forgiati nell’irrequietezza. Al lettore è concesso di intravedere, in
essi, l’inferno vivo dell’attualità” (dalla prefazione di Alessandro Vergari) -
Collana Z a cura di Nicola Vacca
Luisa Bolleri vive a Empoli con la sua
famiglia. Scrive romanzi, racconti e poesie, collaborando con alcune riviste
letterarie. È membro di giuria in premi letterari. Ha pubblicato i romanzi:
Quella notte, Ibiskos Ed.Risolo, 2011; L’incubo, Leonida Edizioni, 2013; Il
tunnel, Ibiskos Ed.Risolo, 2013; Pioggia, Leonida Edizioni, 2015; Il vento e il
silenzio, Ibiskos Ed.Risolo, 2015; Il presagio, Leonida Edizioni, 2016;
Recentemente è uscita la raccolta di racconti “Precipitare”, Leonida Edizioni,
2019
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