Viviamo nell'era della connessione globale, eppure le nostre società sembrano più frammentate e spaventate che mai. Di fronte agli imponenti flussi migratori che ridisegnano il volto dell'Occidente, la reazione pubblica oscilla tra un cieco allarmismo e un perbenismo ipocrita. Ma l'italiano di oggi è davvero razzista per natura, o è semplicemente vittima di un malessere sociale ignorato dalle istituzioni?
In Immigrazioni e Razzismo, Alessandro Milito accompagna il lettore in un viaggio storico, sociologico e antropologico lucido e spietato. Smontando secoli di "determinismo ambientale" e falsi miti sulle razze umane, l'autore indaga la sottile linea di confine che separa il vero razzismo ideologico dalla discriminazione culturale e dalla fisiologica paura del "diverso" (xenofobia).
Dal proto-razzismo degli antichi Greci e Romani, passando per l'emarginazione degli emigranti italiani in America (i "pellerossa" d'Europa), fino ad arrivare alle tristi cronache odierne di Colleferro, della morte di George Floyd e dei dibattiti europei sulle ONG nel Mediterraneo. Milito non fa sconti a nessuno: né alle propagande della destra identitaria, né all'immobilismo di una sinistra intrappolata nelle maglie del "politicamente corretto".

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